è l’amica di isabella

È la storia di un’amicizia straordinaria e di un amore difficile. Rosa ed Isabella vivono un periodo storico importante, dalla metà degli anni 50 fino all’inizio dei 70, e non è il tempo delle mele. Per Milano è un impegnato combattuto e burrascoso ventennio: dal boom alla lotta operaia, dalla grande contestazione studentesca alla bomba di piazza Fontana, dalla legge sul divorzio all’approdo sulla Luna. Anni difficili ma anche appassionati. Isabella ha una famiglia ricca, una madre gelida, un padre che fa con lei giochi che non dovrebbe fare. Rosa cresce in una famiglia operaia, con pochi soldi ma molto calore. Si incontrano bambine il primo ottobre 1956, il loro primo giorno di scuola elementare, e da quel momento camminano tenendosi per mano nel mondo che cambia. E sempre per mano arrivano a quell’età che gli adulti dicono bellissima, ma in realtà è un groviglio di passioni e paure, di voglia di futuro e nostalgia d’infanzia. Negli anni della loro adolescenza temi come la sessualità, l’aborto, l’eutanasia, escono dal buio dell’ipocrisia sociale ed entrano prepotentemente nella vita di Rosa e Isabella. Il sorprendente finale lascia un retrogusto misto di malinconia, di gioia, di rabbia, di speranza. Il sapore della vita di altri, che poi è la vita di tutti.

INCIPIT

Dormi? Sogni? O sei andata altrove? C’è un altrove?

Tu dicevi di no.

Dicevi che tutto quello che abbiamo è qui, e bisogna assaporarlo fino in fondo. Che non c’è niente, altrove.

Dicevi chi mi ammazza. E ti hanno ammazzata.

Io ti ho ammazzata.

L’angelo di marmo, severo custode della tua cappella, mi fissa con occhi vuoti.

Lacrime di pioggia sul suo viso e sul mio, un gelido bacio che scivola sul collo.

Io non ne ho più, di lacrime. Te ne hanno regalate tante gli altri, con tutti questi fiori. E poi sono scappati a inseguire la vita, lontano da questo profumo che stordisce

Ma io non posso lasciarti. Questa cappella è così buia, così fredda. Sarai sola. Io sarò sola. Esistevo con te, da sempre.

Dal nostro primo giorno.

PIAZZA FONTANA

12 dicembre 1969

È ora di merenda, al bancone di Strippoli. Toni sta addentando un panzerotto, Rosa sta ridendo con la schiuma del cappuccino sulle labbra, Isabella si sta accendendo una sigaretta, quando il cuore di Milano esplode. 

Un boato spaventoso per un attimo immobilizza tutti. E poi il caos. Le urla. La gente corre, grida, piange.

«Cos’è stato?» «C’è il terremoto?» «Hanno sparato?» «È caduto un aereo?» «Scappiamo!» «Andiamo a vedere!» 

Fuori la nebbia è una coperta pesante che gocciola appesa a un cielo di piombo.

Toni prende per mano Rosa e Isabella. Come ipnotizzati seguono il flusso della folla e arrivano in Piazza Fontana.

La Banca dell’Agricoltura è sventrata e fumante. Un poliziotto esce dal portone e si mette a vomitare. Una sirena urla. Poi un’altra. Arrivano tante, tantissime ambulanze.

Toni dice alle ragazze di aspettarlo, vuole entrare, vedere, dare una mano. Parla con un agente. Torna da loro pallido, sconvolto.

«Una bomba. Una strage. Dobbiamo andare via».

Il rumore assordante ha lasciato dietro di sé il silenzio della morte.

8 AGOSTO 1967

«Bella, non mi sembri molto felice, eh? Vuoi un francobollo per un viaggio da sballo? Ti basta una leccatina per partire».

Lei non l’ha mai fatto, ma succhia il cartoncino.

Si allontana a piedi nudi sulla battigia. Mio cammina davanti a lei lasciando a ogni passo orme di buchi rotondi, che si riempiono d’acqua luminosa prima di sparire.

Arrivano al pontile di legno. Il cane corre fino alla punta, poi si gira ad aspettare che lei lanci un legnetto.

Isabella si siede sul bordo, le gambe penzoloni. Senza legnetti. Senza voglia di giocare.

È spuntata una luna enorme e rossa. Mio si accuccia, le appoggia il muso sulle ginocchia. Accarezzandolo sente tra le dita la consistenza la morbidezza lo spessore di ogni pelo. Sente il caldo odore del suo fiato. Scopre che nell’occhio celeste il suo cane ha pagliuzze dorate. Si guarda la mano: è lunga e sottile, le vene disegnano mappe pulsanti, i cuoricini d’oro del braccialetto sono segnati da graffi e ammaccature. Il movimento del mare fa nascere e sparire colline di luce e valli di buio. Tutto è più nitido, il corpo più sensibile.

Un gabbiano le passa sulla testa urlandole insulti in francese. Un fantasma striscia davanti alla luna, la nasconde con un velo bianco, si allontana danzando, inseguito da migliaia di lucciole. Isabella entra nella notte di Van Gogh, avvolta e risucchiata dalle sue spirali. La luna si mette a girare come una trottola. È così vicina. Isabella allunga una mano per toccarla. Si alza in volo, attraversa vortici di nuvole, scavalca arcobaleni, si unisce a uno stormo di uccelli che ridono e girano in tondo. Ma la luna adesso è nel mare. Laggiù, in fondo. Dove vivono le sirene. Dove lei vuole andare. Un tuffo e l’acqua l’accoglie, tentacoli di medusa d’oro le danzano davanti agli occhi. Cerca la faccia azzurra di Ro. Rosellina, troverò il cavalluccio marino che mia mamma ti ha rubato.

È buio lì sotto, e freddo. Viscide serpi le si attaccano ai piedi e la trascinano verso un abisso senza fondo. Le gambe si coprono di squame luccicanti. Lei è una sirena.

Gli uomini non valgono il mare.

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